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Lettera aperta al Ministro Severino & C.

Caro Ministro Severino, Onorevole Pannella, Onorevoli tutti...

Vi scrivo a nome mio e dei familiari delle Vittime di omicidio e della violenza, e di quei liberi cittadini che non vogliono rischiare di diventarlo. Vi scrivo a nome di chi è stato umiliato nella dignità, ferito nel corpo e nell'anima o ucciso da chi oggi, per sua scelta, si trova in quel carcere nel quale spesso Vi recate, per raccogliere ansie e dolori che solo raramente riguardano le proprie colpe. 

Voi che li avete visitati nelle loro celle, ascoltati e che, forse, avete pianto con loro per il dolore provocato da una "giusta" privazione della libertà personale, siete mai stati a casa dei familiari di un bambino ucciso, di una donna stuprata, di una giovane costretta sulla sedia a rotelle perché un uomo che diceva di amarla le ha sparato? Avete mai accompagnato una madre a riconoscere all’obitorio la figlia torturata e poi ammazzata? Avete mai guardato negli occhi un ragazzino al quale un uomo che non ha osservato le regole stradali ha ucciso il fratello gemello davanti a quegli stessi occhi? Avete mai aperto un dialogo con loro nelle decisioni che anche se indirettamente li riguardano? Io in carcere a vedere con i miei occhi l'altra metà di una vicenda complessa quanto la vita stessa ci sono stata.

E’ vero Ministro, è straziante vedere dei bambini chiusi nelle celle con le loro madri. Quei bambini non dovrebbero stare lì. Come non dovrebbero stare sotto terra quelli uccisi nè le loro madri a piangere sopra le bare bianche. Come non dovrebbero essere rinchiusi nella prigione del dolore e della vergogna, i bambini abusati.

E' giusto chiedere che chi si trova in carcere sia trattato con dignità. Cosa che in molte delle nostre prigioni accade. Le pene devono essere rieducative e riabilitative. Non sempre lo sono.  Ne abbiamo prova ogni giorno nelle recidive. I soldi mancano e il sistema non funziona. Chiedete che chi ha commesso reati minori - dove per minore non si intende il numero di anni da scontare, ma la gravità del reato - possa scontare la pena al di fuori del carcere facendo del bene agli altri. A proposito, avete mai sentito un pedofilo, un assassino, un rapinatore, uno stupratore dire: "Ho commesso un'azione gravissima che ha causato tanto dolore non solo in me ma anche fuori di me, Merito ogni giorno della mia condanna, quando avrò espiato la pena voglio dedicare la mia vita agli altri!"?

Chiedete che i drogati invece di stare in cella siano inseriti in comunità di recupero. Che i rei clandestini siano mandati a scontare le pene nel loro paese. Che chi è trattenuto nel carcere preventivo per reati contro il patrimonio vada ai domiciliari. Ecco che le celle d'incanto sarebbero meno piene. Riattivate le strutture inutilizzate o le vecchie caserme. Privatizzate. Il lavoro sia un obbligo, come lo è per ogni cittadino. Chiedete che le celle non siano topaie e fate in modo che le persone possano uscire da una prigione a misura d'uomo, ma solo quando sono educate "oltre ogni ragionevole dubbio". E' un loro diritto costituzionale. E anche nostro. 

Ma l'amnistia non potete chiederla. Non in nome della giustizia. Perché quella madre, quel padre, quel ragazzo di cui ho parlato sopra, sono stati condannati a una pena certa, incancellabile, e molto più grande di quella subita da coloro che l'hanno inflitta.

La pena è garanzia di Diritto e Dovere dello Stato. E' ciò che rende la legge insuperabile e una civiltà civile. L’amnistia non risolverebbe il problema, come ha dimostrato il folle indulto del 2006. Vi elenco quante persone sono state uccise da chi è uscito grazie a quell'indulto? Ne basterebbe una per fare di quello stesso provvedimento un delitto. Sono di più. Quelle persone sono state ammazzate dallo Stato che non le ha tutelate da chi era socialmente pericoloso.

Tra i radicali c’è chi parla di diritto all'amnistia. Cioè diritto a delinquere? Volete sputare in faccia a quei cittadini che rispettano le leggi e gli altri? Volete dare una spintarella a quelli indecisi e un colpo mortale a chi il reato lo ha subito?

Il Diritto alla Vita viene prima del diritto alla libertà, specialmente quando quella libertà esclude quella altrui di esistere. Nelle vostre notti, quando pensate a chi è stretto in una cella, vi sono venuti a mente anche a quei bambini abusati da pedofili mai condannati o mal curati, o usciti di prigione senza la certezza che non potessero più fare del male? 

C’è un diritto più importante di quello di un carcerato che si è macchiato di reati contro la persona, che poi chiede senza mai dare, che non sopporta la sofferenza provocata da una momentanea privazione della libertà dovuta a un abuso di libertà, è quello di esistere in salute e serenità. Avete mai pensato al disagio di chi sopravvive alla morte violenta di chi ama? A come aiutare queste persone a ricominciare? Hanno bisogno di sostegno, e di una giustizia certa! E' un loro Diritto. Non hanno nè l'uno nè l'altra.
 

I cittadini, quelli che non hanno commesso reati, vogliono sapere che lo Stato ha più premura verso gli innocenti e un'autorità indiscutibile verso chi fa loro del male. Che le leggi non possono essere infrante senza subire conseguenze adeguate. Vogliono pene, non certo più dolorose di quelle inflitte alle Vittime, ma in grado di educare e di essere quel “sensibile motivo”, di cui parlava Beccaria, per indurre l'uomo a non commettere illeciti.  Pene eque e in grado di ristabilire una Giustizia che tenga conto della grandezza di una vita umana, della dignità e dell'onore di chi non c'è più e della dignità, del dolore straziante, delle "mancate chance" di chi è Vittima da quel momento e per sempre.  

E' bene occuparsi dei diritti dei carcerati. Le pene non possono essere tortura. Ma ci sia consapevolezza che la tortura invece l'hanno subita le persone violate, o uccise e i loro familiari. Siano davvero inderogabili.

L'amnistia no. Non potete chiederla né sostenerla. Qui non si parla di un bene che riguarda pochi ma della vita di tutti quanti.

Una società civile non si vede solo da come sono le sue carceri, si vede soprattutto da come si comportano i cittadini. Dalla consapevolezza di ognuno che a un Diritto corrisponde un Dovere. Dalla capacità dello Stato di rendere le regole insuperabili.

 

Barbara Benedettelli

 

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