C'è chi dice: "spero non abbia sofferto". Invece temo proprio che abbia sofferto, lo hanno messo per iscritto oltre 20 medici europei. C'è chi dice: "spero che la tua nuova esistenza sia migliore della prima". Ma come? Quando era in stato vegetativo era "morta" e adesso che è morta davvero è "viva"? E' dunque meglio la presunta "esistenza" dell'oltre, della "presunta" esistenza del qui? C'è chi grida: "E' stata uccisa! Il colpevole è suo padre!".
Non è suo padre il colpevole. Un uomo al quale la vita è drasticamente cambiata insieme a quella della figlia, tanti anni fa, non puo' essere considerato colpevole. Le sue azioni sono mediate dalla sofferenza. Oggi, il mio pensiero va anche a lui, perchè sono certa, il suo dolore sarà incolmabile, ora è privo perfino di quel granello di speranza che gli uomini sanno mantenere fino all'ultimo respiro. Alla morte, quella vera, non c'è rimedio. La morte si prende la vita. Per sempre.
E se un giorno si chiedesse perchè nessuno lo ha fermato?.
Se quel giorno arriverà, chi, lucidamente o incautamente, responsabilmente o meno, ha permesso, o anche solo sperato che una donna morisse, quel giorno molti dovranno farsi un esame di coscienza vero, reale, profondo e libero da condizionamenti esterni. Mi auguro, e ci auguro, che la meditazione sulla vita a cui gli Englaro ci hanno costretti non soccomba alla cultura della morte come rimedio al dolore. Che la morte non prevalga come prima possibilità che le esclude tutte. Che questa riflessione porti ognuno, pro o contro, a ragionare sul nostro tempo, sulle violenze quotidiane, su un mondo abitato da esseri che non sanno piu' camminare sui piedi, che vanno avanti senza guardare davvero e che quando lo fanno, in gran parte, lo fanno a testa in giu' o con occhi altrui.
La vita è la nostra unica certezza, va tenuta come il solo tesoro davvero da tutelare, rispettare, proteggere. Amare. La vita viene anche prima della libertà, perchè senza vita non c'è niente.
Barbara Benedettelli





