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Giustizia per Fabio, parla Elisabetta...

Fabio Polenghi un anno dopo
Giustizia per Fabio, parla Elisabetta... - Diritto alla Vita

Non si tratta solo di Fabio, si tratta di affermare dei diritti umani fondamentali, la vita, la libertà di informazione, in difesa della democrazia.

Tratto da: www.fabiopolenghi.org


N
on si tratta solo di Fabio, si tratta di affermare dei diritti umani fondamentali, la vita, la libertà di informazione, in difesa della democrazia. Se accettiamo con facilità che i reporter, possano essere uccisi senza pretendere chiarezza, diventiamo complici di tutte le violazioni che quotidianamente vengono commesse.

 

Photoreportage is not a game. Photographers and journalists are being killed every month. Fabio, who was a professional, died  pursuing his mission to report a story, to allow us to have a full picture of what isgoing on in the world today. 


IF YOU ARE NOT A PROFESSIONAL, DO NOT GO TAKING RISKS!
 

 

 

 

 


 

Fabio Polenghi, fotoreporter, il 19 maggio 2010 è stato ucciso a Bangkok. Un colpo al cuore lo ha raggiunto mentre documentava l’assalto finale dell’esercito governativo all’accampamento delle camice rosse. Esattamente un anno dopo, sua sorella Isa, ha deciso di ricordarlo attraverso l’esposizione di alcune immagini e un momento di riflessione e discussione.

Ad aprire la retrospettiva ci saranno gli scatti che mostrano le lotte nella capitale thailandese, fatti proprio nei suoi ultimi giorni di vita. L’esposizione ripercorre poi in breve il lavoro di Fabio che sapeva spaziare tra i generi: dalla moda, ai reportage realizzati in più di settanta paesi al mondo, fino alle immagini sportive spesso capaci di diventare splendide metafore di vita.

Saranno letti alcuni scritti di Fabio Polenghi che amava accompagnare le sue immagini con appunti e riflessioni.

L’esposizione resterà aperta fino al 19 maggio dalle ore 16 alle 19.30  Info 335-8130675

Elisabetta Polenghi



Era il 19 maggio 2010 quando Fabio Polenghi è stato ucciso. Era il 9 novembre dello stesso anno quando Elisabetta Polenghi, Laura Chiorri e Arianna Polenghi scrivevano questa, purtroppo ancora attuale, lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Governo Italiano.

 

 

Gentili Onorevoli,

scrivo per sottoporre alla vostra attenzione il caso di mio fratello Fabio Polenghi reporter ucciso a Bangkok il 19 Maggio 2010 mentre documentava l'avanzata dell'esercito thailandese verso l'accampamento del gruppo di opposizione politica al governo UDD “camice rosse”.

 

A distanza di oltre cinque mesi dall'evento, nonostante le continue pressioni attraverso i canali diplomatici, le autorità thailandesi non hanno dimostrato alcuna volontà tangibile di fare chiarezza su quanto accaduto a mio fratello, ne hanno fornito alcuna notizia, alcuna risposta esaustiva alle tante domande poste attraverso i canali istituzionale internazionali, nazionali e locali.

La nostra ragguardevole collaborazione, chiaro segno di fiducia e volontà di voler giungere a una definizione del caso attraverso soluzioni diplomatiche e civili, unita alla totale determinazione  e collaborazione stretta tra autorità locali thailandesi e autorità italiane sul caso di Fabio purtroppo non ha prodotto gli esiti auspicati ma soltanto la totale indifferenza da ambedue le parti. Nessun esito positivo ma al contrario un silenzio assordante.
 

Siete certamente a conoscenza o almeno potete immaginare, quali sforzi fisici ed emotivi siano stati fatti da parte nostra per  affrontare con spirito estremamente aperto e positivo l'intera vicenda.

Abbiamo lottato con tenacia e lealtà in prima persona, ottenuto e prodotto atti e documenti alla magistratura Italiana nel tentativo di far attivare e agevolare il pieno svolgimento delle indagini con la speranza che questo potesse essere stimolo ed incentivo per le autorità preposte affinché si accertassero le responsabilità di quanto accaduto.

Di fronte alla totale estraneità e inadeguatezza da parte delle autorità locali thailandesi durante il mio ultimo viaggio in Thailandia non ho potuto che prendere atto di una realtà a voi ben nota, dalla quale si evince chiaramente che non vi è la benché minima consapevolezza della gravità del caso e né tanto meno la volontà di portare a termine le indagini con accuratezza, rapidità e  serietà ma piuttosto con risposte inadeguate e carenti. Siamo stanchi ed esausti, delusi e terrorizzati dal dover subire impotenti la perdita di un nostro caro e l'umiliazione di uno Stato inerme in difesa di un proprio cittadino della democrazia e della libertà d'informazione.

Senza l'intervento deciso e concreto del governo il caso di Fabio non avrà né giustizia né verità.

Fabio non aveva e non ha colore politico, era un uomo con grande senso etico e morale, amava la vita, credeva nel suo lavoro e lo faceva con impegno e professionalità, con la speranza che questo potesse contribuire alla costruzione di un mondo migliore. Fabio, e la sua speranza, sono state freddate da un colpo di fucile ad alta velocità arrivato dritto al cuore, un solo colpo.

Ad oggi non sono state rese note le circostanze e i risultati delle indagini da parte delle autorità thailandesi, i cui “sforzi” in tal senso non si possono certamente ritenere soddisfacenti. Non abbiamo ottenuto alcuna risposta neppure riguardo agli effetti personali di Fabio spariti nel nulla. Come potremmo tollerare tale incuria e mancanza di rispetto? La macchina fotografica di Fabio è sparita per mano di un uomo che a distanza di oltre 5 mesi dall'evento non è stato ancora identificato dalle autorità locali, malgrado le innumerevoli immagini che fin dal momento immediatamente successivo all'evento sono state diffuse e messe a disposizione alle autorità investigative oltre ad essere accessibili a tutti su Internet.

Certamente da parte delle istituzioni thailandesi non sono mancate le offerte di risarcimento economico, che riteniamo essere al momento assolutamente inopportune oltre che incongrue, un evidente tentativo di chiudere le nostre bocche e ripagare la dignità di Fabio e nostra con un po' di denaro. E' evidente come per noi l'aspetto economico sia nettamente in secondo ordine rispetto  all'accertamento delle circostanze che hanno portato alla morte del nostro caro, e nonché alla difesa dei diritti umani e dei valori della giustizia della democrazia.

Chiediamo con forza e determinazione di  attivare qualsiasi mezzo per ottenere un efficace soluzione giuridica e diplomatica del caso, chiamando la Thailandia a rispondere delle sue responsabilità, così come sancite dalle norme internazionali applicabili.

Tutto ciò, non soltanto in difesa della memoria e della dignità di un nostro caro, un cittadino italiano e un professionista che ha sacrificato la sua vita in nome del sacro diritto all'informazione, ma anche in difesa dei diritti umani, della democrazia e della giustizia.

  

In particolare, chiediamo che il governo italiano si attivi – concretamente e in tempi rapidi – al fine di citare lo Stato della Thailandia davanti alla Corte Internazionale di Giustizia de L’Aja, per violazione dell’articolo 3 del Trattato di Amicizia, Commercio e Navigazione tra Italia e Siam del 9 maggio 1926 (al quale è stata data esecuzione con Regio Decreto-legge 10 marzo 1927, n. 291, convertito in legge dalla L. 15 marzo 1928, n. 1481, pubblicata in G.U. n. 179 del 2 agosto 1928) – tuttora in vigore – ai sensi della clausola compromissoria contenuta nell’articolo 2 del detto Trattato.

Chiediamo inoltre che il Ministro della Giustizia richieda al Pubblico Ministero di Roma di aprire un’indagine contro ignoti per l’uccisione di Fabio, per delitto politico commesso all’estero, ai sensi dell’articolo 8 del Codice Penale.

Certa della positiva considerazione delle mie richieste da parte delle SS. VV., invio i miei più cordiali saluti.

 

Milano, 9 novembre 2010

 

Elisabetta Polenghi, Laura Chiorri, Arianna Polenghi.


 


 

 

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