ROMA, PIAZZA CAVOUR 25 APRILE ORE 13,30: DIAMO VALORE ALLA VITA!

25 aprile- manifestazione DIAMO VALORE ALLA VITA!

 

Una società civile si misura dalla capacità della gente di
 osservare le regole e di rispettare gli altri.
 Una società civile si misura dalla capacità dello Stato
 di rendere quelle regole INSUPERABILI
!

Barbara Benedettelli 
©



NEWS 

INIZIATIVA

DIAMO VALORE ALLA VITA!

ROMA: MERCOLEDI 25 APRILE 2012 dalle ore 13,30 alle ore 15,30 PIAZZA CAVOUR

    Davanti alla Corte Suprema di Cassazione,

simbolo dell'amministrazione del potere giudiziario     

Sit-In per la tutela delle Vittime di tutti i reati contro la Vita per dire:

 

No all’amnistia! No all’impunità

CHIEDIAMO LIBERAZIONE DALL’INGIUSTIZIA!




Dire no!

Una macchina è un'arma!
Dire no! - Diritto alla Vita

 

 PER LA VERSIONE COMPLETA DELLA TAVOLA ROTONDA   ALLA CAMERA - CLICCA QUI



No! No alla violenza. No alla libertà autoritaria che nega salute, serenità e vita. No all'abuso. No a quella povertà interiore, culturale, morale e spirituale che genera tutte le miserie del mondo. Sono molte le persone animate da una voglia incontenibile di modificare lo stato delle cose. Gente che grida: “Basta”. Basta con le ingiustizie. Basta con questa assurda perdita di valori essenziali che ci divora. 

Noi cittadini che rispettiamo lo Stato e le sue leggi chiediamo protezione e certezze. Chiediamo, prima di tutto, ciò che se mancasse negherebbe tutto: libertà dalla sofferenza fisica e psicologica, libertà dal dolore devastante provocato dalla violenza umana, libertà di non dover mai subire la perdita improvvisa e violenta di chi si ama. Sono davvero troppi coloro che soffrono pene degradanti, la tortura dell'anima e del corpo o che muoiono ogni anno, ogni giorno, a causa di delitti tremendi generati dall'odio, dalla cattiveria, dall'incapacità di amare, dall'immoralità o semplicemente dall'irresponsabilità.

 

Sono centinaia di migliaia le famiglie, ogni anno, che si trovano a dover fare i conti con la morte improvvisa e ingiusta di chi amano. Persone che poi si trovano di fronte a un sistema penale che uccide una seconda volta chi è già stato sepolto, e infligge sofferenze atroci a chi, a quelle morti tremende, sopravvive. 
 

A tutto questo dobbiamo dire, con forza: No! 

 


Oggi ci sentiamo prigionieri di una società che, attraverso i propri errori e il loro mancato riconoscimento come tali, ha reso fragili le mura che la contengono. Mura necessarie al vivere civile, alla coesistenza di diverse individualità e che non sono limitanti la libertà. E' grazie ad esse se le libertà individuali si manifestano ed evolvono nel rispetto reciproco. Sono troppi i fatti legati al crimine violento che lasciano la sensazione, comune a molti cittadini, di abbandono da parte della giustizia. Troppa l'impunità verso reati considerati minori dallo Stato solo perchè le condanne previste sono inferiori a un certo numero di anni. Condanne che non corrispondo, quasi mai, a pene effettive. Certe. E se la pena non è certa, se non è inderogabile, non serve a nessuno: nè alla società, nè al reo, nè alle Vittime. Le Vittime si sentono come abbandonate e sono costrette al silenzio o a trovare la forza necessaria per gridare al mondo: voglio giustizia!

Non "vendetta", sia chiaro. La vendetta chiede più di ciò che è statao tolto. La giusatizia è equità, riparo del torto subito, ristoro ma anche prevenzione, sicurezza. Garanzia che le nostre libertà fondamentali sono tutelate: quelal di vivere, e di esistere in serenità e salute. 

 

E' vitale e necessaria la revisione dei reati e delle pene. Revisione che deve tenere in considerazione l'art.49 ( comma 3) della Carta Europea dei Diritti Umani e che non può guardare, per il bene di tutte le parti in causa, solo ai diritti del colpevole. 

 

Il metro primario del giudizio in caso di reati contro la persona non può essere la motivazione che spinge il reo a compiere un determinato atto, deve essere invece l'effetto che quell'atto ha prodotto nel mondo. Le cause sono secondarie e troppo spesso aleatorie e arbitrarie. Al tavolo della trattativa politica che riguarda il sistema giustizia devono poter partecipare tutti gli attori coinvolti nel reato: il reo, le Vittime, i cittadini che vittime non devono diventarlo. Solo così si potrà trovare davvero una via capace di dare alla giustizia quella G maiuscola che non riesce a ottenere.

 

Si parla dell'umanità del pedofilo, dello stupratore, dell'assassino. Ma dov'era quell'umanità nel momento in cui egli compiva, a volte anche ripetutamente, un' azione che si può definire universalmente dis-umana? Come possiamo tutelare ed essere tutelati dalla violenza e dalla follia altrui se i diritti fondamentali, i valori primari, i principi e le leggi non rispettati non hanno conseguenze eque, definite e definitive,certe? Tutelare le esistenze distrutte dalla delinquenza dovrebbe essere il primo obiettivo della giustizia. Della legge. Perché è la vita che per prima, dobbiamo difendere. 

 

Il primo obiettivo invece non è mai la Vittima, è il carnefice. Le famiglie degli uccisi non vengono considerate disagiate, i colpevoli e le loro famiglie si. Questa è giustizia?

Basta con il lassismo che generalizza e banalizza i diversi reati. Basta con l'indifferenza di chi pensa che le cose accadono sempre e solo agli altri. Gli altri siamo noi! Dov'è il rispetto per la vita in una città dove in pieno giorno, in mezzo a tanta gente, una ragazza disabile che percorre le strade con la sua carrozzina è seguita, raggiunta, rapinata, uccisa? 

 

Dobbiamo indirizzare i nostri sforzi, le nostre intelligenze, i nostri talenti, nel cercare di ridonare valore alle cose di tutti. Diamo valore innanzitutto a ciò che ha valore sopra ogni altro: la vita. 


Cominciamo a dare tutti qualcosa. Che sia un talento, un bene, o un'idea che unita a decine di altre idee possa essere il fondamento di un Paese sempre migliore.

 

Barbara Benedettelli ©
 

La nostra vita.

"Malversazione, abuso, sopraffazione non sono quelli di uno Stato che imprigiona stupratori o assassini, sono quelli che gli stessi compiono. Non dimentichiamolo quando l'evento è passato. È passato per chi il male lo ha fatto, non per chi lo ha ricevuto. La nostra vita qui e ora è una condicio sine qua non, una condizione senza la quale non c'è null'altro. Un bene unico, supremo, assoluto. Possiamo permetterci di svalutarla? Possiamo permetterci di trattarla come carta straccia, come mera illusione? Possiamo disprezzarla al punto da perdonare con facilità chi la schiaccia, la macera, la frantuma?

Un giovane Vittorio Foa, dal carcere in cui si trovava a causa delle sue idee politiche, scriveva che «Ogni vera libertà non può esprimersi altrimenti che nel poter scegliere come rinunciarvi». Ebbene, chi fa del male agli altri sceglie, liberamente, di rinunciare alla propria libertà... Le Vittime invece lo sono contro la loro volontà. E la società, come lo Stato, non possono che prenderne atto e rimediare. I delitti contro la vita, che siano comuni, di mafia, terroristici, o causati dalla follia, vanno considerati anche sotto un punto di vista “nuovo”: un cadavere era un uomo prima di essere reso cadavere. Un mondo. È da qui che dobbiamo ripartire per dare valore a quell'uomo in cui si trova ogni altro. Da “quel” mondo. Questi morti sono i nostri morti. Uomini, donne e bambini che la nostra società non ha saputo salvare da una fine sempre ingiusta. 

Un cadavere non è vuoto a perdere, è cellula, viscera, mente, società. È carne della carne di chi resta. Sangue del suo sangue. Cuore del suo cuore. Parte di un insieme che dev’essere recuperato, curato, sostenuto, messo al centro di un procedimento penale che troppo spesso “uccide” ancora e ancora, moralmente, umanamente e sul piano, proprio quello sì, della legalità. Solo così, unendo quei corpi svaniti, le loro storie concluse, il ricordo dei loro giorni sereni, del loro passaggio terreno, solo così, voi che gli siete sopravvissuti e che ne siete parte, e noi tutti, possiamo cercare di cambiare quello che sembra immutabile.

 «Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta» una frase, questa di Ennio Flaiano, universale. Possiamo rivolgerla a ogni uomo che vorrebbe essere immortale e invece deve morire in quanto mortale, oppure a un colpevole condannato che vorrebbe terminare la pena prima del tempo. O alle Vittime, che da quel male non possono guarire. La leggo e sento l'obbligo di scrivere pagine e pagine per dare forza al loro grido di dolore e alla necessità umana di tenere stretta tra le mani la vita terrena e certa, prima ancora di tendere a quella possibile ma, letteralmente parlando, inconsistente; e a quelle norme imperative e assolute che preservano la vita come “nascita” e non soltanto come “passaggio”. Perché, nonostante la nostra individuale finitezza, come spiega Fernando Savater nel suo libro La vita eterna: Noi esseri umani non veniamo al mondo per morire, ma per generare nuove azioni e nuovi esseri: siamo figli delle nostre opere e anche padri di quanti, a partire da quelle opere o contro di loro, intraprenderanno tragitti inediti.

Unici tra gli unici, parti attive di un ingranaggio in cui ognuno ha un compito diverso da quello di un suo simile, ma è indispensabile al funzionamento dell'intero corpo sociale. L'individuo è mortale rispetto a se stesso ma non rispetto al mondo, alle relazioni che instaura nel corso della sua esistenza, alla Storia umana. È un insieme, appunto, che per continuare a esistere ha ancora bisogno del più importante dei tabù: non si può uccidere! E del più indispensabile dei sentimenti: la solidarietà."

 Tratto da Vittime per Sempre di B.Benedettelli (Aliberti) ©

ALLA POLITICA CI AVEVO CREDUTO...

Barbara Benedettelli è scrittrice, autrice tv, articolista. Ama definirsi: attivista per i Diritti delle Vittime. I temi dei quali si occupa sono legati al sociale. Ha realizzato interviste ai personaggi della politica, del giornalismo, dello spettacolo, della cultura. Ha collaborato con il quotidiano Il Giornale. È autrice e curatrice del programma Top Secret – Rete4, Mediaset. Ha pubblicato Punto e a Capo. Ricominciare la nuova vita dopo la separazione (Mondadori, 2004); I Delitti del condominio, storie di vicini che ammazzano ( Cairo Editore, 2008); Il volto della Sindone. Alla ricerca della verità ( RTI 2010); Top Secret in qualità di curatrice ( Mondadori, 2006).  Nel 2011 esce il suo ultimo libro Vittime per Sempre ( Aliberti Editore). Un testo denuncia che nasce da un percorso accanto ai familiari di chi è stato ucciso. Vittime per Sempre viene inserito nella biblioteca internazionale del Comitato per i Diritti Umani del SIOI, organismo che collabora con l'ONU. Nell’agosto 2011 riceve il premio Letterario Nostalgia per il valore etico. Il 29 settembre dello stesso anno l'autrice organizza la prima Tavola Rotonda di confronto tra familiari delle Vittime di “omicidio stradale” e istituzioni, alla Camera dei Deputati. La Benedettelli, attiva nell'ambito sociale nel dare voce alle Vittime e nel sostenerle nelle battaglie per chiedere giustizia, riesce a portare in Parlamento le testimonianze davanti a politici di più schieramenti: Pd,Pdl,Idv. Il 22 ottobre 2011 al Magna Grecia Awards riceve il premio speciale Livio Andronico - spiagge d'autore: 
"Per la generosa e solidale adesione agli ideali di giustizia e verità, espressione del diritto di vivere. Benemerita fautrice del racconto che preserva la memoria, rende testimonianza e richiama la responsabilità verso il dolore dimenticato, offrendo dignità alle vittime senza voce."  

L'esordio in politica nel 2008, vai

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Lettera aperta al Ministro Severino & C.


                
                                         

 


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