osservare le regole e di rispettare gli altri.
Una società civile si misura dalla capacità dello Stato
di rendere quelle regole INSUPERABILI!
Barbara Benedettelli ©
NO ALL'AMNISTIA
Lettera aperta al Ministro Severino & C.
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No! No alla violenza. No alla libertà autoritaria che nega salute, serenità e vita. No all'abuso. No a quella povertà interiore, culturale, morale e spirituale che genera tutte le miserie del mondo. Sono molte le persone animate da una voglia incontenibile di modificare lo stato delle cose. Gente che grida “basta”. Basta con le ingiustizie. Basta con questa assurda perdita di valori essenziali che ci sta divorando.
Noi cittadini che rispettiamo lo Stato e le sue leggi chiediamo protezione e certezze. Chiediamo, prima di tutto, ciò che se mancasse negherebbe tutto: libertà dalla sofferenza fisica e psicologica, libertà dal dolore devastante provocato dalla violenza umana, libertà di non dovere mai subire la perdita improvvisa e violenta di chi si ama. Sono davvero troppi coloro che muoiono ogni anno, ogni giorno, a causa di delitti tremendi generati dall'odio, dalla cattiveria umana, dall'incapacità di amare, dall'immoralità o dall'irresponsabilità, per esempio, di chi si mette alla guida di un auto senza pensare che quell'auto può diventare un'arma micidiale.
Sono migliaia le famiglie, ogni anno, che si trovano a dover fare i conti con la morte dovuta a un'incidente stradale. Migliaia le famiglie che si trovano a dover affrontare l'omicidio di un proprio caro, per un qualsiasi motivo. Persone che poi si trovano di fronte a un sistema penale che uccide una seconda volta chi è già stato sepolto, e infligge sofferenze atroci a chi, a quelle morti tremende, sopravvive.
A tutto questo dobbiamo dire, con forza: No!
Oggi ci sentiamo prigionieri di una società che, attraverso i propri errori e il loro mancato riconoscimento come tali, ha reso troppo fragili le mura che la contengono. Mura necessarie al vivere civile, alla coesistenza di diverse individualità e che non sono affatto limitanti la libertà, ma entro le quali le libertà individuali si manifestano e si evolvono nel rispetto reciproco. Sono troppi i fatti legati al crimine violento che lasciano la sensazione, comune a molti cittadini, di abbandono da parte della giustizia. Un abbandono verso tutti coloro che nella giustizia non chiedono"vendetta", sia chiaro. Chiedono equità, riparo del torto subito, sicurezza.
E' vitale e necessaria la revisione dei reati e delle pene. Revisione che deve tenere in considerazione l'art.49 ( comma 3) della Carta Europea dei Diritti Umani e che non può guardare, per il bene di tutti, solo ai diritti del colpevole.
Se vogliamo davvero eguaglianza, dobbiamo tenere alti anche i diritti di chi quel male lo ha subito. Il metro primario del giudizio in caso di reati contro la persona non può essere la motivazione che spinge il delinquente a compiere un determinato atto, deve essere invece l'effetto che quell'atto ha prodotto. Le cause sono secondarie e troppo spesso aleatorie e arbitrarie. Si parla spesso dell'umanità del pedofilo, dello stupratore, dell'assassino. Ma dov'era quell'umanità nel momento in cui egli compiva, a volte anche ripetutamente, un' azione che si può definire universalmente dis-umana? Come possiamo tutelare ed essere tutelati dalla violenza e dalla follia altrui se i diritti fondamentali, i valori primari, i principi e le leggi non rispettati non hanno conseguenze eque, definitive, certe? Tutelare le esistenze distrutte dalla delinquenza, dalla criminalità, dalla cattiveria altrui dovrebbe essere il primo obiettivo della giustizia. Della legge. Perché è la vita che per prima, dobbiamo tutelare. Il primo obiettivo invece non è mai la Vittima, è il carnefice.
Basta con il lassismo che generalizza e banalizza i diversi reati. Dov'è il rispetto per la vita altrui in una città dove in pieno giorno, in mezzo a tanta gente, una ragazza disabile che percorre le strade con la sua carrozzina è seguita, raggiunta, rapinata, uccisa?
Qui si discute di qualcosa che esiste da sempre: la violenza dell'uomo sull'uomo, che solo l'uomo può fermare. Dobbiamo indirizzare i nostri sforzi, le nostre intelligenze, i nostri talenti, nel cercare di ridonare valore alle cose di tutti.
Diamo valore innanzitutto a ciò che ha valore sopra ogni altro: la vita.
Cominciamo a dare tutti qualcosa. Che sia un talento, un bene, o un'idea che unita a decine di altre idee possa essere il fondamento di un Paese sempre migliore.
Le Vittime non hanno scelto di esserlo. Lo sono a causa della scelta di qualcun altro. Lo sono ancora quando la giustizia tutela "prima" i colpevoli; quando un assassino chiede una libertà prematura; quando anche tu, che leggi queste parole, ti dimentichi di Loro. Vittime da "quel" momento e per sempre, perché "quel" dolore non ha sconti. E noi non possiamo più abbassare lo sguardo davanti ai Loro occhi.
Barbara Benedettelli ©
«Il dolore dell'offensore non vale come punizione o sanzione. Vale come percorso necessario in vista del ravvedimento. E quindi anche la più dura delle misure impiegata per questo fine rappresenta un agire non soltanto secondo giustizia, ma secondo amore per l'altro».
Gustavo Zagrebelsky
"Malversazione,abuso,sopraffazione non sono quelli di uno Stato che imprigiona stupratori o assassini, sono quelli che gli stessi compiono. Non dimentichiamolo quando l'evento è passato. È passato per chi il male lo ha fatto, non per chi lo ha ricevuto. La nostra vita qui e ora è una condicio sine qua non, una condizione senza la quale non c'è null'altro. Un bene unico, supremo, assoluto. Possiamo permetterci di svalutarla? Possiamo permetterci di trattarla come carta straccia, come mera illusione? Possiamo disprezzarla al punto da perdonare con facilità chi la schiaccia, la macera, la frantuma? Un giovane Vittorio Foa, dal carcere in cui si trovava a causa delle sue idee politiche, scriveva che «Ogni vera libertà non può esprimersi altrimenti che nel poter scegliere come rinunciarvi». Ebbene, chi fa del male agli altri sceglie, liberamente, di rinunciare alla propria libertà. "
B.B.
"Il procedimento penale si focalizza sul reo e sulla società. Lo sguardo è rivolto verso il futuro. Il passato muore insieme alla Vittima, che in queste pagine invece è al centro del discorso, protagonista nonostante l'evento che in pochi istanti ne ha decretato una fine che resiste a se stessa come morte viva: un dopo che agisce, che resta.
Qui il primo sguardo è rivolto alle Vittime innocenti: non solo quelli di noi che vengono uccisi da altri di noi, ma anche coloro che a quelle morti tragiche sopravvivono: i congiunti. A loro sono negati molti diritti umani inalienabili: il diritto alla vita, alla propria integrità fisica e psichica, a non essere sottoposti a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti, alla libertà e sicurezza, alla vita privata e familiare, all'uguaglianza davanti alla legge, alla protezione della salute, a che le pene inflitte ai colpevoli siano proporzionate rispetto al reato."
B.B.